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Raimonda
21.02.2012 - 22:00:00

Read moreUn po' di sere fa ho assistito ad uno spettacolo di danza - Italia, la mia Africa - proposto dalla Compagnia di Mvula Sungani.
Uno spettacolo autobiografico che, attraverso la storia di Elisa, una ragazza italiana di origine africana, ha messo in scena in maniera coinvolgente il tema dell'integrazione fra diverse etnie, mediante storie di immigrati ed emigranti.
Più che un semplice balletto, però, "Italia, la mia Africa" è stato uno spettacolo artistico in senso più ampio: sul palcoscenico, infatti, oltre ai ballerini si sono alternati musicisti e narratori, immagini e filmati.
Danza, musica e parole combinati insieme, cioè, nella forma di uno "spettacolo totale" capace di superare le barriere delle singole discipline per sublimarsi nell'unico linguaggio possibile: quello dell'arte.
E' questa sensibilità artistica globale di Sungani che, più di tutto, ha attirato il mio interesse: presentare e vivere l'arte, cioè, come esperienza estetica in cui tutti i nostri sensi sono presenti al massimo. 

Fare un parallelismo fra l'esperienza di questo spettacolo e le percezioni create da un sito web è stato breve: viaggiare dentro le pagine web non può forse trasformarsi in un'esperienza sensoriale gratificante e coinvolgente?
Anche creare un sito, d'altronde, richiede l'uso di più linguaggi assieme: testi, immagini, filmati, contributi sonori sono gli strumenti attraverso cui il sito cerca di interessare e comunicare, sollecitando i nostri sensi.
Quanto ci riesce? Ancora poco, viste le percentuali elevate di abbandono e i tempi di visita limitati.  
Iniziare a pensare e progettare il lavoro su un sito come ad una piccola "opera d'arte multisensoriale" in cui diventa semplice e piacevole abbandonarsi  alla navigazione può davvero fare la differenza.
Ma questo accadrà mano a mano che il sito web sarà inteso come un progetto globale in cui esperti in comunicazione, grafica e informatica sapranno dialogare bene insieme per creare un'esperienza univoca e condivisa di navigazione.
 

 



  
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Raimonda
15.02.2012 - 21:48:13

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Giovedì di euforia,
di baldoria e allegria
giorno grasso e opulento
e dal cuor sempre contento

Generoso di risate
e battute scanzonate
di coriandoli e frittelle
arlecchini e pulcinelle

Sempre amico del piacere
e di chi ama godere
ogni istante spensierato
della vita a perdifiato!

 

 



  
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Raimonda
26.01.2012 - 07:33:43

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In fatto di business & web writing, si potrebbe pensare che il compito più impegnativo sia quello commerciale: convincere, cioè, il potenziale cliente sui vantaggi che porta curare per benino la comunicazione scritta della propria attività.
Uno scoglio arduo ma non impossibile, specie se rafforzi la proposta del servizio con dei buoni esempi concreti.
Se il cliente inizia a vederne la convenienza – in termini di immagine, di ritorni economici, di risparmio di tempo – diventa facile conquistarsi la sua fiducia e collaborare.

Ciò che, invece, diventa a volte più difficile è abbattere resistenze e paure quando arriva il momento di condividere con lui la bozza del lavoro.
Perché se è vero che ha intuito le potenzialità di una scrittura “di qualità” (attenta al destinatario e al modo in cui vuole promuoversi) veder applicati questi principi alla comunicazione della propria azienda può anche suscitare un certo disagio e timore.
Mi son fatta l’idea che questo accade a causa di un certo attaccamento alle abitudini e consuetudini, anche in campo promozionale.
Distinguersi uscendo dal sentiero già conosciuto – per quanto noioso e omologato – non è sempre facile.
Farlo significa, infatti, superare la paura del giudizio, del nuovo, dell’inusuale ; a volte, anche l’imbarazzo di "vestire nuovi panni" e rispecchiarsi in contenuti che valorizzano in modo chiaro i punti di forza della propria impresa.
Ecco allora spuntare i tentennamenti e il bisogno di appigliarsi al “déjà vu” perché ritenuto più sicuro.
A far "paura", ad esempio, può essere un "naming" più su misura e caratterizzante proposto per le sezioni della site map (che si discosta dal classico "Chi siamo", "L'azienda", "Prodotti e servizi", "Dove siamo");  in più di un caso, le resistenze nascono di fronte alla pagina di presentazione dell'impresa (la sua storia, i suoi successi, le persone che ci lavorano); oppure, c'è una certa pudicizia a far sapere i processi virtuosi della propria attività.

Come mi comporto in questi casi? 
Dedico del tempo a spiegare, rassicurare, fare domande: attraverso esempi che funzionano o col ragionamento logico; spesso, chiedendo al mio committente di immaginare cosa può far piacere e si aspetta di leggere il suo cliente.
Il risultato? il più delle volte queste argomentazioni vanno in porto e il cliente inizia subito a fidarsi e credere nel progetto; a volte, è il tempo che lavora per me, dopo che il cliente ha sedimentato e fatto propri i nuovi concetti.
E quando, invece, dubbi e timori sono troppo forti? Faccio almeno un passo indietro, rispettando il suo sentire: in questi casi, un sano compromesso fra esigenze di comunicazione e sensibilità delle persone è più funzionale rispetto a perseguire obiettivi non adeguati alle sue aspettative in quel momento.
  

 

 



  
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Massimo
19.12.2011 - 13:02:40

Nel mio precedente post ho spiegato come storie, fiabe e racconti - se ben costruiti - sono metafore che possono aiutare i nostri figli ad affrontare momenti di difficoltà.
Ma come fare a costruire una fiaba da raccontare ai nostri figli? Quali sono gli elementi fondamentali di un racconto metaforico?

Questi sono i passaggi chiave per costruire una buona metafora:

  1. Chiarire quale messaggio vogliamo trasmettere ai nostri figli e quali obiettivi ci poniamo. Per esempio, "vogliamo che nostro figlio capisca che può capitare di sbagliare": in questo caso, il nostro obiettivo potrebbe essere quello di rafforzare la sua autostima, aiutandolo a rendersi conto che, anche se lo sgridiamo, gli vogliamo sempre bene e invitandolo, semplicemente, a diventare più attento.
     
  2. Trovare un'analogia con la situazione in cui si trova nostro figlio e con le finalità che ci siamo prefissi. A questo scopo, serve identificare la struttura, il filo conduttore della storia e il contesto nel quale ambientare il nostro racconto. Nostro figlio, ad esempio, diventa un orsetto che fa molti pasticci e prende molte sgridate da mamma e papà orso.
     
  3. Identificare le idee e le esperienze cognitive:  ad esempio, i genitori spiegano al suo orsetto che è meglio stare attenti, per giocare sicuri senza correre pericoli; emotive (ad esempio, qualche volta ai genitori può capitare di arrabbiarsi); affettive (ad esempio, mamma e papà orso vogliono bene al loro cucciolo).
     
  4. Riconoscere le convinzioni positive da trasmettere: ad esempio, l'orsetto si rende conto che fino a ieri non sapeva fare tante cose che oggi sa fare bene, che è stato bravo a fare tesoro dei suoi errori.
     
  5. Indviduare, infine, le strategie da applicare in futuro (in questo esempio, il piccolo orsetto capisce che deve solo fare un piccolo sforzo: pensare cioè, prima di fare le cose, a quali potrebbero essere le conseguenze).

Questi sono gli ingredienti fondamentali da utilizzare per creare una favola capace di generare cambiamenti positivi: conditela con un po' di creatività per arricchire di particolari le storie, dolcezza nella voce e tanta voglia di divertirci aiutando i nostri figli a crescere.
Volete provarci? Mi racconterete...

 



  
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Massimo
22.11.2011 - 11:02:51

Read moreSappiamo tutti che le favole sono, da sempre, un fantastico strumento per incantare i bambini piccoli e...grandi.
Quello che non tutti sanno è che attraverso le favole il nostro inconscio può imparare come farci affrontare ostacoli e difficoltà, generando in noi cambiamenti.
Purchè le storie che raccontiamo siano costruite ad arte.

Lo sapeva bene Walt Disney, che ha modificato diverse fiabe tradizionali perché troppo cruente o perché senza lieto fine (e anche, naturalmente per esigenze sceniche): attraverso i suoi cartoni, Disney diffonde, infatti, l’idea di impegnarsi per realizzare i propri sogni.
Questo lo sanno anche tanti altri autori di fiabe (mia figlia, ad esempio, si fa “accompagnare” volentieri da “Topo Tip” di Marco Campanella) che scrivono storie mirate per aiutare i nostri bambini ad imparare valori e strategie fondamentali della vita, come il coraggio, la solidarietà, la capacità di ascoltare, la fiducia, il credere in se stessi...

Qualche volta, è capitato anche a me di inventare una storia per aiutare mia figlia a superare momenti di impasse.
Una notte, in particolare, mia figlia ha sognato “i mostri”. Ovviamente, mi ha chiesto, urlando, di correre in suo aiuto. E, subito dopo, di essere ospitata nel lettone. Potevo fare diverse cose, la più semplice delle quali era portarla nel lettone… 

Ma le avrei dimostrato che per superare le sue paure ha bisogno di mamma e papà.
Allora, innanzitutto, le ho detto: "Ormai sei grande e sai bene che i sogni non sono la realtà, e che i mostri non esistono. Quindi puoi chiudere gli occhi e riprendere a dormire: babbo e mamma sono vicino a te, nell'altra stanza".
Nonostante le mie parole e la mia calma serafica, però, mia figlia insisteva ed era visibilmente impaurita: aveva bisogno di imparare velocemente almeno una strategia per affrontare la paura.
A questo punto, non so come ho fatto ad improvvisare alle due di notte, ma le ho raccontato questa storia:

C'era una volta un bambino, simpatico, vispo e un po' birichino.
Questo bambino era molto curioso e, col suo babbo e la sua mamma, si divertiva un mondo a scoprire le cose belle della vita, e aveva già imparato tantissime cose.
Una notte, il suo babbo lo sentì urlare: corse nella stanza da letto del figlio e lo trovò spaventatissimo.
"Cos'è successo?" gli chiese. "Ho sognato un mostro!" rispose il bimbo, "Un mostro bruttissimo. Il più brutto mostro che si possa immaginare!!! Portami nel lettone, babbo: ho davvero tanta paura.".
Il suo babbo, però, decise di dirgli che poteva stare tranquillo; accesa un attimo la luce, gli fece vedere che nella stanza non c'erano mostri.
Poi aggiunse: "Vuoi che ti insegno un trucco per fare sparire i mostri?".
"Certo", rispose il bambino.
"Quando vai a letto, prima di addormentarti, pensa a tutte le cose belle che hai fatto o che vorresti fare: pensa ai tuoi giochi più belli, ai maghi, ai principi, alle fate e a tutte le persone a cui vuoi bene. E se proprio arriva un mostro, anche se ti viene un po' di paura, ricordati che puoi decidere tu cosa fargli fare: minaccialo di buttarlo fuori dalla stanza..."
A questo punto, mia figlia ha iniziato ad inventarsi tutte le possibili torture alle quali sottoporre quel (povero) mostro.... la fiaba si è, quindi, arricchita di una serie di torture, degne della Santa Inquisizione, alle quali sottoporre gli ex-mostri.
"E da quel giorno, quel bambino capì di saper fare andare via i mostri. Ogni tanto, qualche mostro tornò da lui cercando di farlo spaventare... ma fuggì a gambe levate!!!  E vuoi sapere chi era quel bambino? Ero io".

Questo finale a sorpresa è piaciuto molto a mia figlia: il giorno dopo, infatti, ha subito voluto che le raccontassi ancora una volta la storia, anzi le storie.
Si, perchè mi ha chiesto di raccontarle anche la sua storia, di come è stata brava a sconfiggere i mostri dei suoi brutti sogni. 
E lo ha fatto davvero!!!
La notte seguente, infatti, ha fatto ancora un altro brutto sogno ma, stavolta, si è rigirata dall'altra parte nel letto e, da allora, gli incubi sono praticamente passati.

Forse siete curiosi di conoscere i principi in base ai quali ho strutturato la storia.
Se è così, teniamoci in contatto: li spiegherò brevemente nel prossimo blog di "Father & sons".

 



  
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Massimo
02.11.2011 - 21:14:11

Read moreGuardando genitori e nonni con i loro bambini, mi capita spesso di chiedermi quanto siamo protettivi, anche oltre ogni ragionevole limite.
La prima tentazione (parlo per me, ma…) sarebbe quella di evitare ogni più piccola frustrazione ai nostri bimbi.
Provo a spiegarlo con alcuni esempi.

Una volta, mentre ero seduto in una piazza, mi è passata vicino una nonna col nipotino di pochi mesi che strillava come un disperato.
Ma la cosa particolare è che ad essere più disperata del nipotino era proprio la nonna: cercava, infatti, di calmarlo con gesti e tono di voce talmente esagitati che mettevano ansia pure a me che assistevo alla scena!
Più cercava di calmarlo, più il bambino strillava: non più per dolore, ormai, ma per paura. 
Chi non ne avrebbe avuta a vedere una persona che rappresenta un punto di riferimento così preoccupata?

Per fortuna, mi capita anche di trovare genitori sereni e fiduciosi, capaci - di fronte ad una caduta dei loro figli - non solo di soccorrerli ma di accettare anche il naturale fatto che piangano e provino dolore.
Tollerando, cioè, che cadere è un processo insito nel percorso di crescita.
Ecco perchè è più facile vedere quegli stessi bambini lamentarsi meno e tornare subito a giocare (pur se, forse, un pò doloranti) insieme agli amichetti, con la certezza che quel piccolo fastidio passerà.
Forse perché l'esempio rassicurante dei genitori ha aiutato anche loro a tranquillizzarsi? 

Ecco, perciò, il primo consiglio che mi sento di dare: il modo migliore per rassicurare i nostri figli di fronte alle difficoltà consiste nel rilassarsi e avere fiducia nella loro istintiva capacità di cavarsela. 

Un altro errore frequente che noto è la tentazione di sminuire le loro emozioni: quante volte avete sentito (o magari anche detto) gli adulti dire a un bambino frasi del tipo: “Non piangere” o “Non è nulla”?
Apparentemente sono frasi rassicuranti...ma come vi sentireste se - in un momento di magone - qualcuno vi dicesse che non dovete essere tristi? 
In termini di comunicazione, il messaggio che arriva è ben diverso: oltre che essere tristi vi sentireste anche inadeguati e non all'altezza di ciò che vi viene richiesto. 
Ricordiamoci che i bambini sono piccoli, non stupidi e, quindi, capaci di percepire questi messaggi subliminali ancor meglio di noi! 

Una volta, mia figlia (aveva circa 2 anni) si è messa a piangere perché la mamma stava uscendo mentre lei voleva ancora averla vicino.
Confesso che il primo istinto è stato quello di dirle che andava tutto bene e, quindi, di non piangere.
Per fortuna ciò di cui mi occupo per lavoro non rimane fuori dalla porta di casa: perciò, invece di negare le sue emozioni, le ho accolte.
E le ho detto: “Bene, mamma è uscita; so che tu volevi stare con lei e, per questo, adesso sei triste e piangi. Piangi se è quello che vuoi e, mentre piangi, accompagnami a prendere una cosa (presi un giochino). Così, intanto, ti racconto una storia (avevo, nel frattempo, preso un gioco oltre che iniziato a raccontare la storia)…”.
In pochissimi minuti, mia figlia aveva smesso di piangere e, accoccolata fra le mie braccia, sorrideva mentre io le raccontavo una delle sue storie preferite. 

Qula è il secondo consiglio? Negare o giudicare le loro emozioni, i loro stati d’animo o i loro sentimenti è assolutamente controproducente: impariamo, prima, ad accettare la loro realtà, se vogliamo portarli nella nostra.

 



  
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Raimonda
27.10.2011 - 10:09:04

Read moreComprereste mai un vestito a scatola chiusa, senza tener conto delle esigenze di chi deve indossarlo? 
Senza tener conto se chi deve portarlo è un uomo o una donna, se è piccolo, giovane o vecchio, alto o basso, magro o un pò in carne, biondo oppure moro, se predilige i colori chiari o quelli scuri.
Senza tener conto di qual è l'uso che se ne vuol fare: quali saranno, cioè, le occasioni per metterlo, il contesto e le persone a cui lo mostrerete indossato, quale bisogno (comfort, eleganza, glamour?) prevale.
Domanda sciocca e dalla risposta più che scontata?
Se rimaniamo in tema di vestiti, quasi certamente si!
 

Come mai, però, quando si tratta di acquistare un sito internet queste considerazioni non sono così ovvie ?
Perchè l'iter più tipico, nel caso dei siti web di moltissime aziende, è avvenuto e avviene esattamente al contrario!
Chi ha bisogno di un sito, infatti, quasi sempre trova subito normale rivolgersi e manifestare questa esigenza all'agenzia web di turno.
Cosa fa, a questo punto, l'agenzia - che non è una società di comunicazione - e non conosce (nè, spesso, le interessa conoscere) la storia, gli obiettivi e il target dei clienti/utenti dell'azienda?
Propone (e vende) al suo nuovo cliente un vestito, quasi mai senza verificare se è adeguato o meno alle esigenze e finalità di chi lo compra.
Propone, cioè, un template: un pò di scatole vuote di vari colori (site map con relative sezioni) affrettandosi, nel frattempo, a chiedere al cliente un congruo numero di foto - le scarpe non abbinate al vestito! - per riempire un pò di spazi vuoti.
Se il vestito/template proposto piace - a pelle - al cliente tanto da approvarne la realizzazione, l'incontro fra agenzia e committente si conclude con un generico "Noi andiamo avanti col progetto grafico/informatico, voi fateci avere anche un pò di testi da mettere dentro".
Tradotto: "Ora hai un nuovo vestito, mi raccomando, comprati subito anche un nuovo paio di scarpe (leggi immagini), anche se non sono proprio quelle del tuo numero, poco importa. Per quanto riguarda il fatto che ti stia davvero bene, metta in luce i tuoi lati migliori, ti aiuti a sentirti a tuo agio e a conquistare il tuo pubblico...beh, dai, non scherzare, non ti sembra di chiedere un pò troppo?!".
 

Qual è il risultato di questo bizzarro modo di lavorare fra agenzie web e committente?
Siti web con "vestiti decisamente fuori misura" delle aziende che li indossano, poco efficaci nel raggiungere gli obiettivi per i quali si è deciso di investire in una presenza on line.
Siti web omologati, poco chiari e interessanti, che non comunicano, senza comprendere e dare risposte convincenti a dei bisogni. 
Fatto che spiega molto bene le percentuali elevatissime di abbandono di cui risentono i siti in rete.  

Cosa può servire per distinguersi, invertendo con efficacia la rotta?
Imparare a comunicare - che non significa solo saper scrivere - intuendo e sapendo andare incontro alle esigenze dei propri potenziali lettori.
Sarà tempo per le aziende di rivolgersi ad un buon sarto (leggi esperto di comunicazione) per far realizzare un vestito web cucito su misura attorno ai propri contenuti di qualità?
 
 


    


        



  
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Massimo
20.10.2011 - 05:12:46

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Che bello fare gli "sboroni", ogni tanto.
Finalmente ho ricevuto la certificazione di coach professionista - Professional Certified Coach - PCC - secondo gli standard della Federazione internazionale dei coach (ICF).

Perchè sono così contento?


Sono esattamente la stessa persona e lo stesso professionista che ero subito prima di ricevere questo riconoscimento, e la stima che ho in me non è cambiata, però...

Però è bello, ogni tanto, che siano anche gli altri a riconoscere le tue qualità.
Però è bello sapere di essere una delle 5-6 persone in Sardegna ad avere ottenuto questo riconoscimento.
... e ricordarsi, numeri alla mano, di essere stato tra i primi a portare avanti, nella nostra bellissima isola, questa metodologia.

Però è bello poter dire grazie alle circa 150 persone che mi hanno dato fiducia, in questi anni.
Dire grazie al mio maestro, Giuseppe, che mi ha insegnato la maggior parte delle cose che so sul coaching.
Dire grazie a tutti i colleghi, soprattutto sardi, che mi hanno sostenuto e con i quali abbiamo scambiato pareri, opinioni, esperienze e progetti.
Perciò, scusatemi, ma...oggi faccio lo sborone!!! :-)



  
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Raimonda
13.10.2011 - 12:28:56

Read more"Ci arrendiamo quando, finalmente, accettiamo l'idea che ci siamo sbagliati, piuttosto che insistere nel voler ancora dimostrare di avere ragione".

Nessuna citazione famosa: semplicemente, è quello che io intendo per felicità. Da un pò di tempo.
Da quando ho intuito che ci potesse essere un altro modo per vivere e vedere situazioni e persone: perchè il "solito modo" non funzionava bene, faceva acqua, non convinceva.
E così, dopo un percorso di ricerca, un bel giorno.. puff...la risposta è arrivata: chiara, lampante, semplice. E molto convincente. 
Così irresistibile per humor e leggerezza che non era proprio il caso di farsela scappare: scriverla mi è sembrato, perciò, un buon modo per ricordare.
L'ho tenuta nel cassetto per mesi, al sicuro, tutta per me, nel frattempo che continuavo a ripetermela ogni giorno come un mantra prezioso cercando di applicarla in pratica nella mia vita.
Oggi ho deciso di condividere questo mio pensiero sulla felicità: d'altronde, perchè tenere nascosto un modo di vedere che potrebbe essere utile anche a qualcun altro?
A darmi lo spunto è stata la prossima Lezione aperitivo Agape sul tema "Felicità e benessere con la Pnl".
Sarà quella l'occasione in cui, se qualcuno me lo chiederà, proverò a chiarire meglio il mio punto di vista; con l'augurio che il seme del "mettere in dubbio" arrivi a molti anche senza necessità di "sottotitoli".    

 

 

 

 



  
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Massimo
04.10.2011 - 05:07:58

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Quando sono in viaggio e ho tempo libero, spesso mi fermo ad osservare cosa succede intorno: cosa fanno le persone, come interagiscono fra loro, da quali indizi posso capire cosa faranno e, soprattutto, quali risultati otterranno con i loro comportamenti.

Per questo motivo, mentre pranzavo in un bar in attesa di entrare in aula a tenere un corso, ho deciso di osservare bene la triste situazione che mi si è presentata davanti dentro al locale.
Un tipico esempio di errore di chi ha deciso di interpretare il ruolo di "benefattore a tutti i costi"; un modo assai efficace, però, per convincere l'altra persona a persistere nel comportamento dannoso, piuttosto che aiutarlo a desistere. 

Al banco del bar, appunto, un uomo continuava a richiedere e bere alcolici, nonostante fosse già visibilmente ubriaco.
Che fosse un alcolista si capiva dal suo grado di confidenza col gestore del bar e da alcune battute degli avventori, da cui era ben conosciuto.
L'uomo non era da solo: con lui, moglie e mamma cercavano di "distrarlo" dalla sua dipendenza spronandolo alle chiacchiere, nel mentre che loro si tenevano occupate a bere, in sua vece, i bicchierini di rum portati dal barman.
Quale immaginate sia stato il risultato?
Uscire alticci in tre dal bar: l'ubriaco cronico e la coppia di "buone samaritane".
Infatti, per mettere in pratica questa "strategia di aiuto" era necessario bere, per arginare l'incessante richiesta di altro alcool dell'uomo.

C'è qualche insegnamento che si può trarre da questo esempio?
Chi conosce gli schemi di comportamento umano sa bene che la strategia adottata dalle due donne aveva l'effetto di rinforzare la tendenza al bere dell'alcolista, piuttosto che di eliminarla: una strategia non solo inefficace, ma anche controproducente.
Ecco perchè, in casi come questi, è molto più utile cambiare gli schemi che non funzionano, anzichè confermarli.

Cosa avrebbero potuto fare di diverso, le due donne? 
Prima di dare ricette, serve sempre sapere cosa è già stato fatto; serve, cioè, conoscere meglio il caso.
Chi conosce il "problem solving strategico", infatti, sa che analizzare le "tentate soluzioni" ci aiuta a non ripetere gli errori già fatti (e questo è già un buon inizio).
Sicuramente, comunque, visti i risultati, le due donne non avrebbero dovuto continuare a bere con lo spirito di "salvare" il loro congiunto.

Al di là del grave caso citato, individuare al più presto quali strategie perseguire e quali evitare è utile per non ricadere nell'errore e trovare soluzioni valide. 
Infatti, ogni volta che ci troviamo a gestire relazioni o situazioni dannose, che minano il nostro benessere, è bene chiedersi subito quali "comportamenti di rinforzo" (che radicano ancora di più la condizione negativa) stiamo mettendo in atto. Perchè, di sicuro, un comportamento errato esiste...
Alcuni esempi:
 

  • Tuo figlio che fa i capricci, e più tu ti ostini a replicare, più lui continua...
  • Il tuo collaboratore che continua ad arrivare in ritardo, e più tu gli sbraiti addosso, più lui persiste nel ritardo...
  • Tuo marito o tua moglie che evita il dialogo chiudendosi in sè, e più tu fai domande più il tuo compagno si ritrae...

Tutti possibili fatti da cui partire.
Sapendo bene che prima di poter cambiare gli altri, è necessario accettare l'idea che dobbiamo prima imparare a cambiare noi stessi. 

 

 



  
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Massimo
27.09.2011 - 06:59:35

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Appena diventato papà (o babbo), mi sono accorto di trovarmi di fronte a due possibili futuri:

  1. Vivere la paternità come un limite alla mia libertà: vedere in Valentina (mia figlia) un vincolo, un ostacolo, un impedimento a ciò che mi serviva prima per stare bene. Far diventare, cioè, un peso il mio cambio di condizione familiare in quanto ogni impegno per stare con lei diventa una rinuncia: lavoro meno e, quindi, guadagno meno; rinuncio ad alcune uscite; seguo meno i miei hobbies; devo cambiare orari e abitudini; mi vedo meno con gli amici che non hanno figli (altri orari, si sa)... 

    oppure...
     
  2. Vedere in mia figlia un'enorme opportunità per vivere meglio: costruisco una nuova dimensione di vita in cui posso conciliare con profitto lavoro e famiglia.
    In questo caso, ogni attimo che passo con Valentina è un'occasione per imparare qualcosa su di me, su di lei e su come possono crescere e crescono le persone; su come i genitori si relazionano e comunicano fra di loro e con i loro figli; su come funziona il nostro inconscio e sulle convinzioni a cui crediamo...

Indovinate un po' ... ho scelto la seconda strada: più soddisfacente, pur se più impegnativa.
 
Da coach esperto in sviluppo personale e manageriale, ed in Programmazione neuro linguistica, mi sono tuffato in questa fantastica avventura con l'entusiamo di un bambino, appunto!
Un'avventura che immagino (e un po' è così) come un utilissimo corso di formazione esperienziale su svariati argomenti legati alla crescita personale: la comunicazione non verbale, la gestione del tempo, il problem solving, la pianificazione, la negoziazione e persuasione e, non ultima, la leadership.

E così, tra un cambio di pannolini, qualche spinta sull'altalena al parco e le feste di compleanno con i compagnetti di scuola (nel frattempo, Valentina ha 4 anni e mezzo) mi sono messo ad osservare.
Grazie a questa osservazione, ora inizio a scoprire quali sono le strategie migliori per sviluppare il potenziale dei propri figli (addirittura, a volte, mi ricordo di applicarle!) ma anche quali sono gli errori più frequenti e le trappole da evitare nel modo di educare.
L'informazione più interessante che ho scoperto? Quasi sempre, comportamenti errati e strategie eccellenti sono gli stessi che vengono considerati e suggeriti sia nella formazione manageriale che nello sviluppo personale. Ma guarda un po'!!!

Seguendo l'esempio di alcuni colleghi (in particolare di Myriam e Davide), mi propongo di scrivere spesso per raccontarvi queste strategie di successo e questi errori educativi con brevi riflessioni su alcuni episodi e casi specifici. 

Se avete voglia di propormi anche qualche particolare tema da trattare, vi invito a lasciare un post sul nostro blog o nella nostra pagina facebook: risponderò prima possibile, compatibilmente con i miei impegni.
Se, invece, preferite contattarmi direttamente, potete telefonarmi o scrivermi all'indirizzo: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

A tutti voi genitori, buon apprendimento!!!
 

 



  
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Raimonda
06.09.2011 - 11:39:13

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E' appena il 6 settembre e posso già lavorare tranquilla almeno fino alle 16,30. Anche oltre, se volessi.
Posso farlo perchè mia figlia frequenta una scuola che mi permette questa libertà.
Un giorno di "rodaggio" ad orario ridotto e, già da oggi, via col tempo pieno, mensa, nanna e servizio custodia fino alle 19,30 inclusi. 
No, non siamo a Milano, siamo in Sardegna, all'Istituto Figlie di Maria di Sassari.
Una scuola efficiente, capace di organizzarsi tempestivamente per garantire un servizio essenziale a tutti quei genitori che non dispongono di nonni e parenti affini a cui affidare i propri figli nei lunghi tempi delle vacanze scolastiche.
Un bell'esempio di efficienza organizzativa e di attenzione alle esigenze del cliente, che merita di essere riconosciuto e valorizzato.
Soprattutto se si considerano le lungaggini e i disservizi delle altre scuole, non solo pubbliche.
Viene da chiedersi come mai, negli altri Istituti, si impieghino parecchi giorni per entrare a regime con le lezioni e, ancor più grave, come mai si arrivi ad ottobre prima di garantire il servizio mensa agli studenti.
Sarà che suor Stefania, l'attuale direttrice, ha santi in cielo che l'aiutano per far funzionare subito tutto e bene o, piuttosto, disservizi e disagi delle altre scuole sono indice di lacune gestionali e carenze organizzative?
Un grazie e un augurio di buon lavoro a tutto il personale, maestre e assistenti incluse.




 



  
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Massimo
02.09.2011 - 08:51:14

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 Il prossimo 5 settembre, a Palau, avrà inizio il Festival Isole che parlano, rassegna  internazionale di "Musica, teatro e arti visive, fra tradizione popolare ed eterodissia", giunto ormai alla XV edizione. 

Pochi però sanno che Paolo Angeli, l'organizzatore, rappresenta uno degli esempi più brillanti di innovazione nel mondo della musica sarda, e non solo.
Paolo, infatti, oltre ad essere un eccezionale musicista, è anche l'inventore di una chitarra sarda "preparata" che suona con l'archetto (come se fosse un violoncello) e con i martelletti di un piano, manovrati con dei pedali.
La costruzione della chitarra è stata finanziata da Pat Metheny, che ne possiede il secondo esemplare.

Cosa possiamo imparare noi, come imprenditori, professionisti e manager impegnati nel mondo dell'organizzazione e dell'impresa in Sardegna?

In una intervista alla Nuova Sardegna, lo scorso 10 luglio, Paolo ha dichiarato che "l'insularità può essere vissuta come limite, ma io l'ho sempre vissuta come possibilità di andare. E non interpretandola come fuga, piuttosto come avventura. Lasciarsi alle spalle un mondo che conosci, in cui ti senti profondamente radicato e partire". 

Sempre nella stessa intervista, Paolo dichiara: "Mi son trovato come in mezzo a un guado, con la corrente che tirava in direzioni che mi apparivano distanti e divergenti. E, invece, si trattava semplicemente di conciliare stili, culture e passioni diverse"... che è il filo conduttore di "Isole che parlano".

Per uno studioso della Programmazione Neuro Linguistica come me, appaiono evidenti tre importanti strategie messe in pratica dall'avventuroso musicista:

  1. Trasformare i limiti in opportunità
  2. Andare oltre le proprie abitudini, mettendosi in gioco anche in contesti diversi da quelli usuali 
  3. Coniugare, unire gli opposti

Che dire... buona avventura, Paolo!!!

 

 

 



  
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Raimonda
01.09.2011 - 07:59:44

Ovvero, le brillanti idee di marketing ambulante di due giovani spagnoli.

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Quanti venditori ambulanti vi son passati davanti, al mare, quest'estate?
Tanti, a volte troppi..."no, grazie, oggi non mi serve niente"...e via, di nuovo, svaniti come il vento nel grande stuolo di chi prova a venderti qualcosa...senza lasciare traccia.
E belle impressioni nella nostra mente.

Ma la giovane e sorridente coppia di Barcellona incontrata lo scorso sabato al mare, a Santa Teresa di Gallura, invece me la ricordo ancora bene. Eccome!
Anche loro erano in spiaggia; vendevano vestiti ma, insieme alla stoffa, vendevano il piacere di comprare e indossare quell'abito, proprio quello.
Prima di vendere, però, curavano il marketing: in modo premeditato, originale, organizzato, immediato.

Curavano il marketing espositivo: niente abiti ammucchiati, bensì il piacere di veder sfilare sulla riva una bella ragazza mora con indosso, di volta in volta, uno dei diversi modelli in vendita.
Curavano il marketing del prodotto: non un solo capo uguale all'altro, ma tanti vestiti dal taglio creativo ed insolito, con un'originale vestibilità, vestiti di quelli che non passano inosservati.
Curavano il marketing con le tecniche di vendita: zero insistenze esasperanti; zero piagnistei per spingerti, impietosito, all'acquisto; zero seccanti interruzioni del tuo relax al mare.
Curavano il marketing sul packaging: non una busta di plastica qualunque, piuttosto un grazioso sacchetto in cotone per portarti via, in modo chic, il vestivo appena comprato.
Curavano il marketing con le parole: non la solita, anonima etichetta, ma un allegro cartoncino colorato a cui avevano affidato un messaggio semplice, diretto e lieve, capace di accarezzare delicatamente la tua sensibilità.

E, prima ancora, avevano curato il marketing pianiificando: sul loro sito, d'inverno, con la pubblicazione in anteprima, di tutti i modelli della nuova collezione estiva.
Affinché fosse semplice, volendo, scegliere il proprio vestito preferito già prima di arrivare in spiaggia.

I due ragazzi spagnoli erano consapevoli di aver seguito un' eccellente strategia di marketing per vendere la loro mercanzia?
Non lo so.

So, però, che sono stati capaci di distinguersi.
Grazie anche al loro sorriso, al loro fare garbato, ai loro consigli discreti.
Distinguersi, d'altronde, aiuta a sopravvivere, migliorare, eccellere e...fare pure buoni affari!
Anche vendendo in spiaggia. 


Per i curiosi

Ecco il testo riportato sull'etichetta:
FRONTE: "Questo capo NON brilla senza sorrisi"
RETRO: "Ricorda che: la prima volta devi lavarmi da solo e senza mettermi a mollo (Consiglio Chapi:con acqua fredda). Sono fatto a mano per un essere umano felice. Comprendi le mie imperfezioni, sono quelle che mi rendono (o fanno) perfetto e unico."

SITO: www.mundoanoushka.com 





 



  
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Raimonda
24.08.2011 - 08:33:51

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Da business writer mi accorgo che la vigilanza sugli effetti della comunicazione scritta non si assopisce mai del tutto.
Neanche in vacanza.
A tenerla desta, d'altronde, quest'estate ci hanno pensato parecchi casi di "comunicazione disperata" nei quali mi sono imbattuta.
Disperata perchè trovare questi pessimi esempi di scrittura inefficace in materiali promozionali rivolti al turista  non può far altro, a mio avviso, che peggiorare la propria immagine, anzichè migliorarla.
E' il caso, ad esempio, di alcune pubblicazioni realizzate da alcuni paesi e strutture ricettive della Baronia per illustrare le proprie bellezze naturali e storiche ai vacanzieri.
La lettura è stata, in alcuni casi, esilarante.
Pubblicazioni che avevano l'ambizione di interessare e invitare a scoprire il territorio con testi che tutto erano tranne che convincenti, chiari e coinvolgenti. 
Errori ortografici, grammaticali e di sintassi, frasi slegate una dall'altra (frutto evidente di un famigerato "copia e incolla"), linguaggio più da tema scolastico che da comunicazione attenta ai bisogni del reader, ripetizioni e incongruenze semantiche.
Testi presentati, inoltre, con un'impaginazione grafica ideale per dare la zappa sui piedi ad ogni possibile e concreta velleità persuasiva di questo materiale divulgativo.
Font inusuali, sfondi scuri e caratteri arzigogolati, accozzaglie stilistiche nell'impaginazione, utilizzo, persino, di loghi anacronistici e di trovate grafiche stravaganti ("geniale" la soluzione della pubblicazione promozionale su Siniscola che, nella pagina dedicata a feste e sagre, rimanda ad un'immagine di copertina chi ha voglia di vedere la foto del falò di Sant'Antonio!).
Alcuni brevi esempi estrappolati qua e là:

- "Grandissimo lo sforzo del Comune e soprattutto del residente che mette a sua disposizione moltissimi servizi per ospitare ogni anno migliaia di turisti che affollano numerosi hotel, bed & breakfast, agriturismi e campeggi con camere": sopravvissuti alla lettura tutta d'un fiato, causa assenza di punteggiatura? Cioè, a  disposizione di se stesso?! Cosa si intende, esattamente, per campeggi con camere?  Avete capito quali sono questi "moltissimi servizi"? (Non se ne parla in nessun altro spazio del testo). Viene anche a voi da pensare pietosamente a questa popolazione e al suo lavoro disumano per far fronte a questa orda di vileggianti? (Fa quasi venir voglia di non caricarli di ulteriori sforzi con la nostra presenza!).

- "Scoprirete il luogo ideale dove trascorrere le proprie vacanze": senza parole.

- "...con le sue acque di sorgente che completano il luogo, da definire salutare, a 700 metri sul livello del mare...": sarebbe stato meglio completare diversamente la frase, piuttosto!

- "Che dire poi della nostra pasta fresca, lavorata con pazienza, fatta dei suoi semplici ingredienti, come semplice è la gente di questi luoghi": che dire, infatti? Ogni parola è superflua.

In mezzo a questo annaspare nel caos avvilente di parole in libertà, qualche valido caso di comunicazione suggestiva esiste!  
Concludo con un buon esempio di testo pubblicitario:

Il tuo sogno abita qui.
Le località più belle. Le case più prestigiose. Il servizio più completo. L'ospitalità più calda. 
xxxx nasce dall'amore per questa meravigliosa isola. Vieni e innamorati
."

Fra tutti questi possibili luoghi di villeggiatura, dove pensate che il turista che arriva in Sardegna abbia voglia di andare? :-)



  



  
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Massimo
14.07.2011 - 14:06:30

Mercoledì scorso, 13 luglio, ci siamo appassionati a parlare di comunicazione fra i tavoli del Gustà Vinhò's con i partecipanti della seconda lezione-aperitivo Agape, dedicata a "Comunicare con sè stessi e con gli altri".
Un incontro stimolante, dove le persone hanno messo in gioco energie, emozioni e interessanti riflessioni su un argomento che continua ad affascinare proprio per il suo considerevole impatto pratico su qualità delle relazioni e della vita, quindi sul benessere.
Voglio ringraziare tutti per l'attenzione e l'attiva partecipazione: fra domande e bevande, il tempo è volato via piacevolmente e, alla fine, credo che ciascuno si sia portato a casa utili spunti e indicazioni per migliorare le sue personali strategie di comunicazione.
Per chi non c'era e ha piacere di sbirciare un pò su qualcuno dei momenti salienti dell'incontro, offro con piacere un "assaggio" della nostra lezione-aperitivo.

Le prossime lezioni-aperitivo?

 "Saper scegliere, saper decidere":  mercoledì 21 settembre
 "Felicità e benessere con la PNL":  mercoledì 19 ottobre



  
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Massimo
13.07.2011 - 14:28:39

Read moreIeri sera, per l'ennesima volta, sono stato contattato da una società di telefonia che utilizza il telemarketing come leva commerciale.
Niente di strano, di per sè, direte voi.
In effetti, tutti i giorni siamo subissati di telefonate di interlocutori che ci offrono prodotti.
E alcuni di questi prodotti possono, davvero, essere interessanti.

Credo che ciò che li può rendere interessanti da:

  • la loro utilità per chi viene contattato (tempo fa, ad esempio, cercavo una camera da letto per mia figlia e sono andato a vedere un negozio di mobili che, al telefono, mi ha segnalato una vendita promozionale)
  • il modo di porsi di chi sta dall'altra parte del telefono, il c.d. "operatore di call center"

Anche io mi sono occupato e mi occupo di telemarketing.
Ho avuto la fortuna di occuparmene per conto di un'azienda che valorizzava la dimensione "umana" del lavoro e, oggi, ho la fortuna ancora più grande di occuparmene in conto proprio e per l'azienda che ho creato.
Conosco quindi le difficoltà di chi fa telemarketing, ancora di più se all'interno di strutture spesso "disumanizzanti" come i call center, dove i responsabili esercitano forti pressioni e spinte verso il raggiungimento dei risultati commerciali da parte del collaboratori.

Ma quando è troppo è troppo!

La British Telecom, nel caso specifico, fa ricorso a tecniche di vendita telefonica molto aggressive che, personalmente, non tollero.
Se tu mi chiami, può capitare che non mi interessi stipulare un contratto telefonico (soprattutto se  ho cambiato tariffa da poco o se so che ci sono altri motivi oggettivi per non pensare a nuove tariffe).
E se non voglio incontrare un consulente, mi dispiace davvero per l'operatore, che so non ha colpe, ma non lo incontro.
Gli operatori di questa compagnia telefonica, invece, sono addestrati per esercitare forti pressioni su chi dice di no.
Alzano la voce e urlano, dall'altra parte del filo, che non è possibile che tu non voglia considerare un'offerta davvero più vantaggiosa e che il loro consulente devi incontrarlo, a tutti i costi!

Questa volta non ho potuto fare altro che metter giù il telefono, mentre l'operatore, sordo alle mie garbate spiegazioni, continuava ancora ad infervorarsi.

Alcuni suggerimenti pratici.
Se decidete di utilizzare il telemarketing o siete operatori di telemarketing, assicuratevi di:

  • Rispettare e ascoltare la persona che trovate dall'altra parte del telefono. Il fatto che sia gentile, non vuol dire che abbia voglia di subire aggressioni o di perdere tempo.
  • Usare il cervello: parlare come un nastro registrato non invoglia un potenziale compratore a darvi retta.
  • Cercare di divertirvi insieme con il cliente o, almeno, di conoscerlo; vi servirà per migliorare il vostro stato d'animo.

Con l'augurio che anche questi suggerimenti possano aiutare tutti noi a liberarci per sempre dal tormentone delle telefonate commerciali invadenti e irrispettose. 



  
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Massimo
07.07.2011 - 11:26:23

Read moreL'ultimo fine settimana di giugno ho avuto il piacere di collaborare alla realizzazione del III Meeting Nazionale AIF Junior, il gruppo giovani dell'Associazione Italiana Formatori.
Il meeting, dal titolo "La formazione rende liberi?", si è svolto in Sardegna ed esattamente a Santadi, nell'ex carcere del paese.
L'idea di affrontare il tema su formazione e libertà è nata proprio da questo curioso antefatto, legato alla sede scelta per l'evento.

Come essere formatori liberi e, soprattutto, capaci di aiutare i propri clienti a liberarsi?
Queste domande sono state il filo conduttore intorno a cui sono state organizzate tutte le attività formative.
La sfida è, ovviamente, personale, dal momento che è facile, prima o poi, ritrovarsi chiusi dentro la propria gabbia (limiti e vincoli) individuale.
Ma per un formatore, capire come uscire dalla "gabbia" è un passo fondamentale per poter aiutare in maniera adeguata anche altre persone a sfuggire a limitazioni e condizionamenti.

Come un buon corso di formazione che si rispetti, il meeting ha sviluppato questa tematica in maniera ludica e leggera, utilizzando anche il metodo della formazione esperienziale.
Cosa, infatti, più del gioco può aiutare ad apprendere e a dare il meglio di se stessi?
E' così che io e gli altri colleghi del gruppo organizzatore - Carla, Carlo, Gianni e Sara - ci siamo divertiti a costruire un "percorso liberatorio" suddiviso in tre tappe:

  1. "Le mie prigioni":  fase di autoesplorazione sui propri limiti (le catene)
  2. "Cast away": individuare le strategie per andare oltre questi vincoli
  3. "Le ali della libertà": costruire il proprio personale progetto di libertà

Personalmente ho condotto, il sabato pomeriggio, ll modulo esperienziale "Giochi senza frontiere", divertente "remake artigianale" della famosa kermesse televisiva degli anni 70.
Le divertenti competizioni sulla sabbia, nella splendida cornice della spiaggia di Porto Pino, dei tre gruppi di partecipanti sono state un'interessante metafora per individuare strategie e linee guida efficaci su come essere o diventare più liberi.
Fra caccie al tesoro, gare canore, mosca cieca e costruzione del pupazzo Wilson (famoso co-protagonista del film Cast Away) i giovani formatori hanno dato vita, col loro entusiasmo, a una coinvolgente esperienza formativa facendo brillare il potere del divertimento e della motivazione.
Un entusiasmo che ha contagiato anche noi dello staff,a nome del quale ringrazio tutti i giovani colleghi per il gioco, l'allegria e l'emozione che sono stati capace di trasmettere anche a noi.

Wilson - Dal film "Cast Away" -
 

 

 



  
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Raimonda
30.06.2011 - 08:15:21

Cosa potrà mai avere in comune un piatto di pasta con i contenuti di un sito?Read more
Niente, apparentemente.
Ma l'altra sera, a cena, ho capito invece che anche fra argomenti così diversi esiste un legame.
Me lo ha fatto capire Valentina, mia figlia (ah, i bambini, che grande fonte di apprendimento!), con le sue evidenti difficoltà nel mangiare il piatto di penne al salmone che aveva davanti.
Non perchè non le piacesse la pietanza, tutt'altro!
Semplicemente, la piccina faceva fatica a infilare in bocca e masticare bene la pasta in formato intero.
E così, poco dopo, proprio per assecondare meglio la sua golosità, ha chiesto di farsi tagliare a metà le penne intere che ancora avanzavano nel piatto.
Ci si dovrebbe aspettare, a questo punto, che la bambina abbia iniziato a mangiare le mini pennette una per volta.
Nient'affatto! L'aspetto straordinario sta proprio nel fatto che, contrariamente a ciò che uno si potrebbe immaginare, Valentina ha continuato a prendere con la forchetta la stessa precedente quantità di pasta: una penna per volta ma tagliata a metà, in due pennette più piccole.
E' lì che è nata la mia associazione (deformazione professionale!) con il modo in cui si presentano i testi sul web.
Contenuti e informazioni sono, in effetti, il cibo che dobbiamo masticare e digerire nel nostro navigare in rete.
Certamente, se "il piatto dei contenuti" (la sua forma, i suoi colori, le sue dimensioni) è invitante, è più facile che ci venga voglia di "mangiarlo".
Non è vero che sul web la gente non ha voglia di leggere.
Semplicemente, è esigente e disposta a interessarsi più facilmente a quei contenuti che per qualità e forma di presentazione rendono più semplice e piacevole la lettura.
Per questo è così importante un utilizzo corrretto di titoli, sottotitoli, microparagrafi, colori, link e grassetti.
Perchè, in fondo, il successo di una pagina web è identico a quello di un buon piatto: servono, sì, ingredienti di qualità ma è il modo in cui vengono amalgamati fra loro che fa la differenza!

 



  
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Massimo
24.06.2011 - 08:48:33

Sono rimasto impressionato molto posivitamente dai tanti giovani che ho incontrato mercoledì scorso al Laboratorio delle Carriere di Cagliari.
Felice di constatare con quanto interesse, curiosità ed entusiasmo circa 160 giovani e brillanti menti della Sardegna hanno partecipato al mio laboratorio sul c.v. e sulla lettera di presentazione, di cui allego le slides.
Felice, in particolare, di riscontrare il loro eccellente spirito di osservazione e di analisi e il loro attivo intervento, che ci ha permesso di individuare insieme le strategie più utili per proporre in modo efficace la propria professionalità, sapendo  valorizzare meglio se stessi.
La Sardegna ha davvero bisogno di professionisti di questo tipo, disposti a mettersi in gioco, a usare creatività ed energie per puntare in alto.
Il Laboratorio delle Carriere dedicato dalla Regione soprattutto ai laureati della Sardegna del programma Master and BackRead more  ha dato un' opportunità concreta di scambio e confronto, un'ottima base su cui costruire azioni di sviluppo a vantaggio di tutti.
Un grande in bocca al lupo ai giovani partecipanti, veri protagonisti di questa tre giorni di meeting e formazione, e al loro promettente futuro professionale.    

  
  



  
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