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Leonardo e il business writing: in comune c’è più di una cosa…

18 marzo 2012

Anche il tempo in fila presso la sala d’attesa di un ufficio assicurativo può, a volte, trasformarsi in occasione per interessanti scoperte e riflessioni.
Soprattutto se, come nel mio caso, sostenuti da comode poltroncine che bendispongono al piacere del relax e della lettura.  
Per le mani, l’ultimo numero di una rivista destinata al lettore “cittadino” e “viaggiatore”.
Diversi gli articoli interessanti, fra itinerari turistici, mestieri, narrativa, cinema e arte.
Fra questi, uno dedicato a svelare dettagli di vita e lavoro del periodo milanese del grande Leonardo da Vinci.
Scopro così – fra le righe che descrivono la tecnica pittorica utilizzata nel capolavoro dell’Ultima Cena – che il grande Maestro lavorava con molta lentezza, alternando giornate in cui “dal nascente sole fino all’imbrunita sera” non si levava mai il pennello di mano ad altre in cui, senza dipingere, si fermava persino per delle ore “e solamente contemplava, considerava, ed esaminando fra sè le sue figure, giudicava”.
Apprendo inoltre che, ogni qualvolta voleva dipingere qualche figura, “considerava prima la sua qualità e la sua natura e…poi se ne andava ove egli sapeva che si radunassero persone di tal qualità, e osservava diligentemente i loro visi, le loro maniere, gli abiti e i movimenti del corpo…”.
Quando, poi, trovava i personaggi giusti faceva molti schizzi sul taccuino.
Ben lontana dal voler azzardare paragoni arditi fra il mio lavoro di scrittura e l’opera del grande genio, non posso, comunque, fare a meno di notare alcuni elementi simili nel modo di avvicinarsi al lavoro creativo.

La lentezza, innanzitutto: nella mia esperienza, un buon lavoro di writing non può essere vittima di fretta e approssimazione.
Curare i testi per una qualsiasi comunicazione aziendale che aspiri ad essere efficace e professionale significa, infatti, saper soppesare, valutare, limare, scartare il superfluo per arrivare a scolpire e modellare il susseguirsi di frasi e parole. 
Significa, anche, sapersi distaccare dalla prima stesura del testo: far decantare e ritornare a leggere, correggere o, a volte, anche stravolgere la bozza ore o giorni dopo, con la capacità di guardare al proprio lavoro da una prospettiva diversa da quella dell’autore.
E’ questa paziente attività di revisione – spesso trascurata da chi non scrive in maniera professionale- che dà valore aggiunto al testo e al messaggio che vuole trasmettere.
Un’attività che permette di eliminare errori di grammatica e sintassi, refusi di battitura, espressioni poco fluide, ridondanze lessicali, inesattezze, ripetizioni pensando a convincere e fare buona impressione su chi deve leggere.
Perchè è proprio questo il compito principale del re-writing: controllare l’efficacia del testo in tutta la sua struttura.
 
L’attenzione, inoltre,  con cui Leonardo, prima di dipingere, osservava le figure che avrebbe poi dovuto rappresentare sulla tela dicono molto sull’importanza di sapersi immedesimare nell’altro, nei suoi pensieri, emozioni, situazione.
Un’attenzione simile a quella che deve coltivare anche un buon business writer: scrivere pensando al destinatario, sapendo prevedere commenti, dubbi, domande, preoccupazioni, desideri del lettore.
Compenetrarsi nell’interlocutore – e affidare a lui il ruolo di protagonista – sono requisiti essenziali per la comunicazione: per questo nel mestiere dello scrittore è così utile imparare a respirare con il lettore, provare i suoi sentimenti ed emozioni, diventare una cosa sola con lui.
Scrittore e lettore diventano, perciò, una sola realtà non più contrapposta, ed è proprio questo sapersi mettere nei panni dell’altro che, davvero, può fare la differenza per rendere efficace e centrare l’obiettivo della scrittura.

Come vedete, dai grandi maestri c’è sempre molto da imparare…