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Un fiore di mandorlo mi suggerì… – Riflessioni per imparare a motivarci e volerci bene

24 febbraio 2012

Ho osservato per giorni – in questo freddo febbraio – l’alberello di mandorlo, coi suoi rami protesi sul marciapiedi, vicino casa.
E’ proprio in questo periodo che, ad ogni mio passaggio, mi riserva lo stupore maggiore: anno dopo anno, le sue gemme e il loro sbocciare sono,  per me, il primo gentile preludio di primavera in città. 
Quest’anno, in particolare, il rigido inverno mi ha permesso di assaporare in maniera ancora più lenta e sorprendente la sua fioritura.
Ad iniziare dal dischiudersi dei primissimi boccioli fra il soffice candore della neve (una veste inusuale per Sassari), al procedere sempre più incalzante della fioritura in queste ultime giornate più soleggiate.

La mia mente viaggia spesso per associazioni: anche questo semplice e delicato spettacolo della natura mi ha portato a riflettere.
Cosa ha permesso a quei primi, timidi boccioli di iniziare a fiorire – pur in condizioni climatiche meno favorevoli – mentre, sui rami attorno, gli altri rimandavano il loro sbocciare?
Non so dare una risposta unica e certa a questa domanda: più esposti al sole degli altri? più ricchi di linfa vitale? più “fortunati”…?
Ciò di cui, però, sono persuasa è che da questo “miracolo” possiamo trarre almeno due utili insegnamenti sul modo di gestire la nostra vita e le relazioni con gli altri:
 

  1. Rispettiamo i nostri tempi e quelli degli altri: quante volte ci capita di fare paragoni con le altre persone?
    Da mamma, ad esempio, noto spesso altri genitori dire al proprio figlio “Vedi, lui lo sa fare e tu no!” oppure crucciarsi perchè, magari, “Giovanni alla sua età sapeva già parlare, camminare, mangiare da solo…, mentre mia figlia sa a malapena stare in piedi e dire pappa!”. 
    Oppure, considerare noi stessi una frana solo perchè non siamo veloci come il nostro collega nel fare qualcosa.
    Senza tener conto, invece, del fatto che siamo molto più abili di lui nel portare avanti altri tipi di attività.
    Mantenere questo approccio è demotivante: non aiuta la nostra autostima, stronca la fiducia in noi stessi e sminuisce le nostre capacità. 

     

  2. Prendiamo esempio da chi ha già fatto bene prima di noi: un atteggiamento responsabile di chi non eccede nè nel vittimismo, nè nell’arroganza. 
    E’ ciò che, ad esempio, sostiene la Pnl (Programmazione neurolinguistica): ricalcare modelli di eccellenza – capire come ha fatto e come ha ragionato chi ha avuto successo – è un buon metodo per migliorare noi stessi.
    Personalmente, poi, sono convinta che chi rappresenta un buon esempio diventi stimolo, sprone, energia anche per gli altri: dalle piante alle persone, abbiamo tutti una naturale propensione a fiorire ed esprimerci al massimo. Il guaio è che, a volte, ce ne dimentichiamo: chi ci ricorda la giusta direzione, perciò, non può che portare benefici a noi stessi!
     

 Osservare la saggia evoluzione della natura ha bisbigliato qualche riflessione anche a voi?