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Una lezione di marketing per riflettere sul nostro atteggiamento

29 gennaio 2016

Mendicante 1

Mentre andavo verso l’ufficio, un mendicante chiedeva l’elemosina. Sedeva in quel punto già da qualche giorno. E, già da qualche giorno, ogni volta che lo vedevo, il consulente che c’è in me non poteva non notare alcuni “errori” nel suo atteggiamento e nel suo modo di chiedere offerte.

Ho impiegato diversi giorni per capire che si trattava di un clochard. Si sedeva abitualmente sulle gradinate di una fontana: un posto comodo e soleggiato.
Peccato sia un posto senza marciapiede, e che in genere i passanti transitano esattamente dalla parte opposta.

Non solo: l’uomo usava un berretto per raccogliere le offerte dei passanti.
A leggerla così, la cosa sembrerebbe normale…
Solo che il berretto è morbido e lui per un po’ di giorni lo teneva fermo in mano, attaccato alle ginocchia e con la parte che dovrebbe fungere da contenitore completamente floscia, cosicchè solo un osservatore attento poteva arrivare a sospettare che quel signore chiedesse soldi, invece che aspettare qualcuno.

Dopo qualche giorno, il clochard capisce l’antifona e, appena passa qualcuno agita il berretto.
Ma sempre dall’altra parte della strada (rispetto al passaggio delle persone).
Quindi, la maggior parte dei passanti continua a non notarlo e, quelli che lo notano, possono facilmente cogliere, nel suo atteggiamento, questo messaggio:

“Ho talmente tanto bisogno di soldi che me ne sto tranquillamente seduto al sole ad aspettare che sia tu, caro passante, a degnarti di attraversare la strada, deviando il tuo percorso, per darmi l’elemosina… io di spostarmi non ne ho voglia e, dato che quello fortunato sei tu, vieni tu dalla mia parte…”.

Ovviamente, le mattine in cui passavo di li, la scena era sempre la stessa: il nostro eroe non raccoglieva molto.
Però scuoteva il berretto con sempre maggiore decisione al passaggio delle persone che, dal canto loro, continuavano per la loro strada senza deviare verso la scomodissima gradinata in cui si era piazzato il mendicante.

A questo punto, il consulente che c’è in me, insieme al coach, attraversano la strada per parlare con il mendicante ed offrire consulenza gratuita.

Scopro che il protagonista di questa storia è sordomuto. A gesti, gli faccio capire (o almeno mi sembra che lui capisca) che se si sposta sull’altro marciapiede può racimolare più offerte…

Sempre a gesti l’uomo mi fa capire che, però, lui preferisce rimanere seduto sulle gradinate della fontana e che non gli va di spostarsi.
E. così, si chiude il progetto di consulenza per il mio nuovo “committente”.

Ormai ho rinunciato a capire per forza e, sicuramente, se ha deciso di rimanere dove sta, ci deve essere un motivo, anche se io non riesco a coglierlo…

Ma poi, come ogni volta in cui mi capita qualcosa di anomalo, mi sono fermato a riflettere.
Conclusioni:

  1. Potrei potenzialmente “aprire” il settore “Clochards”: sarei sicuramente il primo, forse l’unico al mondo, ma devo affinare le strategie di marketing J perché il servizio sia profittevole.
  2. Confucio diceva “Se vedi un affamato non dargli del riso: insegnagli a coltivarlo”, ma probabilmente non teneva conto del fatto che molte persone vogliono solo il riso e di coltivarlo non ne hanno davvero intenzione…
  3. In tutto questo, la consulenza che ho offerto non era stata richiesta e, quindi, il mendicante aveva tutto il diritto di rifiutarla (lo ha fatto, peraltro, molto gentilmente e ci siamo scambiati un sincero sorriso).

Ma al di là di queste considerazioni “semiserie”, mi sono detto che, almeno una volta nella vita, abbiamo fatto tutti come quel clochard.

Ad esempio:

  • Quando abbiamo fatto le vittime, aspettandoci poi che un cambiamento nel modo di comportarsi avvenisse da parte di nostro marito, moglie, figlio, collega, capo, collaboratore, amico, parente, ecc., senza chiederci cosa di quel comportamento dipendesse anche da noi e, soprattutto, senza volerlo cambiare…
  • Quando ci siamo lamentati della nostra organizzazione, rifiutando poi di collaborare a qualsiasi cambiamento proposto (incluso il trasferire la nostra postazione di lavoro nella scrivania di fronte)…
  • Quando in momenti fallimentari (non necessariamente sul lavoro) abbiamo continuato imperterriti a mettere in atto le stesse strategie e gli stessi comportamenti, rincarando magari la dose (giusto per provare a peggiorare le cose…)

E la lista potrebbe continuare…

La morale, a questo punto, è la seguente: se desideri ottenere qualcosa, assumitene la responsabilità senza aspettare che le cose cambino perché ci deve pensare qualcun altro… e assumersi la responsabilità significa fare quello che serve, anche se costa un po’ di fatica in più.

A questo punto, se questo articolo ti è servito per riflettere e se ci sono aspetti della tua vita che consideri migliorabili o, anche meglio, molto migliorabili, ecco un semplice esercizio: chiediti quale cambiamento (strategie, comportamenti, atteggiamenti, convinzioni o competenze) ti sono richiesti per migliorare la tua situazione (… nella mia esperienza, qualcosa c’è sempre…) e, appena trovata la risposta, inizia a sperimentare questo cambiamento.

Buon divertimento e… in bocca al lupo!!!