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Saper dire di no: perché ci sembra difficile?

25 marzo 2017

Saper dire di NO: come rispettare sé stessi serenamente

Da cosa nasce la paura nel dire di no?

Ti sei mai chiesto perché spesso si ha paura a dire di no?
Capita, infatti, che all’idea di dover dire di no per stabilire dei limiti nei confronti degli altri ci si senta in imbarazzo, si provi vergogna, si tema di essere giudicati negativamente.
Da cosa nasce tutto questo disagio emotivo?
La paura di dire di no deriva dal fatto che questo comportamento ci richiama qualcosa di spiacevole, è associato al fallimento e alla frustrazione  a causa del rifiuto ricevuto.

Di base, il no crea dei muri nella relazione: nei casi in cui ci si trova a dover negoziare con qualcuno o ad affrontare situazioni critiche, un no detto al momento sbagliato può essere frainteso o comunque venir percepito come un rifiuto che chiude possibilità.
Di fatto, a lungo andare non accettare qualcuno isola e spezza la relazione, con danno per ambo le parti:

  • chi dice no respinge e allontana l’altro
  • chi riceve il diniego si sente frustrato, abbandonato

Questo spiega la sensazione sgradevole che è facile provare quando riceviamo un no.
Un disagio spesso avvertito anche dall’altra parte: probabile, infatti, che pronunciare un no ci faccia sentire in crisi perché ci sembra di respingere l’altra persona.
Quindi, prima di tutto, tranquillizziamoci: non c’è niente di sbagliato nell’aver timore nel dire no, è perfettamente comprensibile e naturale.

D’altro canto, però, non è salutare dire sempre di sì: così facendo, smetti di essere padrone della tua vita.
Infatti, chi non è capace a dire di no a qualcuno o quando qualcosa non piace o soddisfa finisce per limitarsi e annullare il suo sentire emotivo, togliendo risorse e possibilità a sé stesso.
Ed essere lo “zerbino” degli altri in genere non porta benessere a nessuno.

Le 2 strategie per imparare a dire di no serenamente 

E allora, qual è la strada giusta, o meglio quella più benestante per mantenere relazioni sane, rispettando gli altri e sé stessi?
A mio avviso, ci sono 2 modi per gestire la “fatica di dire di no”:

1. Prendi coscienza del fatto che dire di no è assolutamente naturale ed è legittimo farlo.
Si tratta di eliminare vecchie abitudini e pregiudizi derivanti da un errato concetto culturale e sociale di “buona educazione”: ovvero, non è vero che gentilezza e reputazione personale appartengono solo a coloro che non dicono mai di no, anzi! Spesso, fare le cose contro la propria volontà diventa pura ipocrisia mentre, nell’intimo, covano rabbia e risentimento. Il suggerimento è, perciò, di chiarire molto bene questo a sé stessi innanzitutto.

2. Usa l’assertività per far rispettare le tue priorità ed esigenze.
La comunicazione assertiva propone validissime strategie per esprimere sé stessi senza prevaricare o rifiutare.Anziché dire di no tout court (approccio che può facilmente infastidire o far rimanere male l’altro) punta a manifestare ciò che vuoi, puoi, desideri, ti senti di fare, essere…
Parlare in modo aperto, attivo, propositivo è proprio dello stile assertivo e ti aiuta a  salvaguardare i tuoi bisogni ma senza far percepire all’altro la frustrazione del rifiuto.

Saper dire di no: un esempio pratico

Ti lascio alle tue riflessioni con un esempio, preso da una mia situazione di vita vissuta.

Ore 8 del mattino di pochi giorni fa. Solito veloce tran tran di preparazione prima di uscire di casa e avviarmi al lavoro. Non faccio in tempo ad alzarmi da tavola dopo la colazione che, subito, vengo travolto da una raffica di richieste da parte di mia moglie: “Massimo, prima di uscire puoi occuparti di stendere i panni? Non dimenticare di rifare i letti, naturalmente. Ah, dimenticavo, ho finito l’olio: non è che fai un salto giù in cantina per prendere una nuova bottiglia?“!

A primo istinto, mi son sentito intrappolato e incompreso: davvero troppo pretendere di poter soddisfare tutte le richieste in 15 minuti scarsi!
Per fortuna, però, ormai so che esiste una strada alternativa al “no impulsivo” con cui avrei avuto voglia di stoppare le pretese di mia moglie.
Dopo aver contato fino a 10, perciò, ho scelto di risponderle usando una formula positiva, tipica appunto dello stile assertivo.

Infatti, ho replicato: “Dunque, se ho capito bene, mi stai chiedendo di stendere i panni, rifare i letti e portare l’olio dalla cantina. Ho 15 minuti liberi prima di uscire, un tempo oggettivamente troppo limitato  per riuscire a fare tutto. Per favore puoi dirmi perciò quale, fra queste, è la cosa più importante da fare? Quale, invece, posso fare dopo pranzo?“.
A quel punto mia moglie, dopo aver riflettuto un secondo, mi risponde: “Beh, sì, di veramente urgente c’è da stendere e sistemare i letti. L’olio  me lo puoi portare tranquillamente di rientro a casa all’ora di pranzo, tanto prima non mi serve“.

Son bastati un attimo di riflessione e un approccio più aperto e propositivo per chiudere serenamente il discorso, evitando possibili incomprensioni, rabbia e risentimenti da parte di entrambi.
A volte, vi confesso, ancora mi sorprendo nel realizzare quanto potere abbiamo nell’indirizzare in modo benestante e sereno le nostre relazioni, se solo ci fermiamo un attimo e applichiamo delle piccole ma efficaci strategie di buona comunicazione.
Provare per credere!